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Sulla post verità, sulle bufale, sul giornalismo

Sono stata da tutt’e due le parti della barricata. Sono una giornalista e ho lavorato nella comunicazione politica. Ho fatto la portavoce e l’ufficio stampa, e la vicedirettrice di un giornale e la direttrice di un’anomalissima tv di partito che faceva ottimo giornalismo e ottima comunicazione politica. Me lo dico da sola, sì. Perché so di essere stata nel mezzo di una guerra, in cui nessuno è disposto a riconoscere niente a nessuno. Però forse ho qualche titolo a dire la mia su questa storia del dibattito sulla post verità e poi delle minacce di giuria popolare sulle bufale dei giornali e relative reazioni indignate. Che non mi convincono, né le une né le altre.

Molte cose le ha scritte Michele Fusco, su Gli stati generali. Ne aggiungo qualcuna, in modo molto poco organico perché meglio non mi viene.  Continua a leggere

La differenza tra Mattarellum e Giachettellum

L’ho già condiviso sui social, ma vorrei aggiungere una cosa su questo bel post di Enzo Lattuca, al quale sono grata per aver chiarito che, contrariamente alla paradossale vulgata suggerita dagli spin renziani, Roberto Giachetti non ha “solo” esagerato, offendendo una persona che per la propria coerenza ha pagato un prezzo politico e personale, come Roberto Speranza e mancando di rispetto all’assemblea del suo partito e al ruolo istituzionale che grazie al suo partito ricopre: ha proprio detto una falsità. Volevo aggiungere che mi è piaciuto molto il finale. Continua a leggere

Gli errori compresi in ritardo. Perché il renzismo è finito

Ho scritto questo per i giornali locali del gruppo l’Espresso (Il Tirreno, La Gazzetta di Mantova, Libertà, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, La Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Modena, Il Messaggero Veneto, La Nuova Sardegna, La Nuova Venezia e altri).

“Abbiamo straperso”. Matteo Renzi ha puntato a presentarsi come uno che ha capito: niente “lanciafiamme” – congresso subito, primarie domani – e un’analisi anche severa, da leader consapevole e pronto a ripartire. Ma a ben vedere la sua autocritica – sulla personalizzazione, sugli errori nel rapporto col Sud, le periferie, i giovani, il web – non è stata mai sulla sostanza, ma solo sulla comunicazione. È convinto anzi che la storia renderà giustizia alle sue riforme. Ma davvero Renzi può tornare? Forse, ma le cose dette ieri non bastano. Perché dopo il 4 dicembre del renzismo non resta niente: non c’è più una linea politica e non c’è più un racconto che parli all’Italia, a questa Italia che il 4 dicembre ha svelato. Continua a leggere

È Gentiloni l’unica speranza

Ho scritto questo per i giornali locali del gruppo l’Espresso (Il Tirreno, La Gazzetta di Mantova, Libertà, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, La Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Modena, Il Messaggero Veneto, La Nuova Sardegna, La Nuova Venezia e altri).

Mezzogiorno e ceti medi impoveriti: nella sua dichiarazione programmatica – asciutta ma ambiziosa, non certo le parole del capo di un governo “elettorale” ma quelle di un premier con un solido mandato del Quirinale – è stato soprattutto su queste due priorità che il presidente Paolo Gentiloni ha dato motivo di sperare che il disagio sociale espressosi domenica con la bocciatura della riforma Boschi possa trovare ascolto nel nuovo esecutivo e garantire la necessaria discontinuità rispetto a una stagione politica sonoramente bocciata dalle urne. Complessivamente, un po’ poco, a fronte di tanti messaggi contrari, a volte goffamente e inspiegabilmente contrari, trasmessi in queste prime ore: la nascita del nuovo governo è stata una specie di monumento all’autoreferenzialità. Premier a parte, avrebbe potuto essere la squadra post vittoria del Sì, è stato osservato: ed è vero. Continua a leggere

Che cosa succede, adesso, nel Pd

Ho scritto questo per i giornali locali del gruppo l’Espresso (Il Tirreno, La Gazzetta di Mantova, Libertà, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, La Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Modena, Il Messaggero Veneto, La Nuova Sardegna, La Nuova Venezia e altri).

Venerdì sera, mentre piazza della Signoria sfavillava dei riflettori delle dirette tv sul comizio in cui il premier annunciava la “rimonta bestiale” del Sì, nella Casa del popolo di Pontassieve, a pochi passi dalla strada in cui vive la famiglia Renzi, un centinaio di persone discuteva delle ragioni del No. Gente che ha pagato prezzi politici e professionali anche alti negli ultimi tre anni, e ha scelto di essere “contro” nonostante qualcosa da perdere e una pressione quasi minacciosa. Usciti dal partito o con un piede fuori ma che volevano ritrovarsi, ricostruire: “Siete stati eletti insieme, non come avversari”, dicevano a Filippo Fossati e Giovanni Paglia, deputati di Pd e di Sinistra italiana. Più lo sguardo al futuro che l’ansia per il risultato: “È vero che noi siamo pochi e in trincea nel partito. Ma io quando parlo con le persone normali, coi miei colleghi, al supermercato, trovo solo gente che vota No. E No convinto eh?”. E insieme, data la situazione, una certa passionale serenità: “Ma perché dicono che è stata una campagna brutta? È stata bella. A me piacciono sempre le campagne elettorali”. Continua a leggere

Appunti per l’ora del cialtrone

La campagna referendaria è finita e stiamo entrando a grandi passi nell’ora del cialtrone. Dicesi ora del cialtrone quel tempo interminabile in cui la propaganda deve fermarsi, la gente sta votando, le voci impazzano e non c’è nessunissimo elemento serio sul quale fare un’analisi. Tuttavia le ore scorrono lentissime, i giornali escono, le dirette cominciano e qualcosa si deve pur dire. Quello è il momento in cui il cialtrone entra in campo: sondaggi riservati, compagni strafidati, soffiate altolocate, tutto fa brodo. Risposte risposte risposte, quando invece sarebbe il momento, ora che c’è un po’ di pace, di porsi finalmente qualche sana domanda che possa servire poi a capire i dati veri. Il presente post è dunque un’iniziativa di servizio per chi deve pur passare le prossime ore al riparo almeno dalle cialtronate più grosse, e mantenersi lucido per quando arriveranno i dati. Quindi eccovi le mie, di cialtronate. Continua a leggere

Referendum: ma siamo sicuri che sia la vittoria del Sì a garantire stabilità? (No)

Ho scritto questo per i giornali locali del gruppo l’Espresso (Il Tirreno, La Gazzetta di Mantova, Libertà, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, La Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Modena, Il Messaggero Veneto, La Nuova Sardegna, La Nuova Venezia e altri).

Aveva destato qualche stupore il fatto che ultimamente Matteo Renzi avesse cominciato ad alludere agli scenari successivi a un’eventuale vittoria del No. È bastato attendere e il motivo è diventato chiaro: gli ultimi sondaggi consentiti prima del silenzio preelettorale rendono quella della bocciatura della riforma Boschi un’eventualità non ignorabile, ed è assai verosimile che il premier quei sondaggi li conoscesse da qualche giorno. Tuttavia la drammatizzazione dello scenario post vittoria del No, da parte di Renzi, è indubbiamente anche una tattica per recuperare il consenso che in queste ore sembra sfuggirgli. Evocare un quadro di instabilità può servire a parlare alla “maggioranza silenziosa”, quella massa di indecisi poco politicizzati e poco interessati ad approfondire il merito della riforma che, pur non disposti ad arruolarsi in un plebiscito pro-Renzi potrebbero temere le incertezze di un eventuale e imminente post-Renzi.
Ma è proprio vero che la vittoria del No porterebbe instabilità? Continua a leggere

Manca qualcuno nell’improbabile campagna anticasta del Sì

Guardavo questo tweet, e qualcosa non mi tornava.

No, non è come pensate. Non è perché questo volantino, uno dei tanti di #bastaunsì contro la “casta”, non si capisce se è un manifesto dei grillini per il No o un manifesto dei renziani per il SìContinua a leggere

Aggiornamento sulla lettera di Renzi agli italiani all’estero

Metto in ordine le cose che ho capito nella giornata di ieri, che in parte avevo già aggiunto come aggiornamento nel post precedente.

  • la questione della privacy non c’entra. In campagna elettorale i dati degli elettori sono a disposizione delle parti politiche in causa (quindi in questo caso del comitato del Sì e del comitato del No) che possono richiederli al ministero dell’interno e utilizzarli per spedire materiale elettorale. All’estero come in Italia.
  • c’è però un piccolo problema: a quanto pare il No quei dati li ha chiesti e non li ha avuti. Lo scrive oggi Il Fatto quotidiano, raccontando che Giuseppe Gargani – non esattamente un uomo inesperto di come ci si muove in un ministero – li ha chiesti e se li è sentiti negare proprio per ragioni (inesistenti) di privacy. Sarebbe molto grave. Vediamo sul punto come si evolve la giornata, in ogni caso il Sì ha come minimo avuto un vantaggio temporale indebito.
  • alle obiezioni di natura istituzionale sulla “lettera del presidente del consiglio” di cui aveva parlato il ministro Boschi, il Pd ha risposto che la lettera è stata mandata dal partito e a spese del partito e che quello della Boschi è stato un “lapsus”. Comprensibile, per carità. Tuttavia la lettera non contiene simboli del Pd ed è firmata “Basta un sì”, cioè si presenta come una lettera del comitato del Sì. Ma nel comitato Matteo Renzi non ha alcun ruolo e come comitato non ha alcun titolo a parlare. Ovvio che in un volantino ognuno mette i contenuti che vuole, ma mi pare che qui sorga una domanda: quali sono i reali rapporti tra comitato del Sì, governo e Pd? In questo nodo potrebbe annidarsi qualche rischio di impar condicio tra i due comitati. Del resto è risaputo che il comitato è frequentato da parecchia gente di casa a palazzo Chigi, se non altro per ragioni di lavoro.
  • con molta prudenza, va detto inoltre che suscita interrogativi, se non è un altro lapsus, l’affermazione del ministro Boschi secondo cui la lettera di Renzi arriverà “contemporaneamente” alla scheda elettorale. Com’è possibile? Il comitato del Sì per caso sa quando ogni singolo consolato spedisce le schede? Qualcuno lo informa? Mica esisterà un meccanismo per cui la lettera di Renzi e la scheda elettorale vengono spedite insieme? Spero che qualche parlamentare chieda chiarimenti su questo.
  • poi c’ un punto politico. Quando Silvio Berlusconi, nell’indignazione e nello scherno dell’Ulivo, spedì a tutti gli italiani il libretto Una storia italiana, zeppo di sue foto come la lettera di Renzi agli italiani all’estero, lo fece in una campagna elettorale nella quale era candidato a presidente del consiglio. Promuoveva se stesso perché era lui l’oggetto della contesa elettorale. Matteo Renzi continua a mescolare la costituzione con i successi del governo e il suo ruolo di partito. Più dice che era stato un errore personalizzare e più personalizza. Non mostra di avere alcuna coscienza del fatto che la costituzione un domani, se vince il Sì, dovrà essere la costituzione di tutti, rendendo quello della vittoria del Sì uno scenario, con queste premesse, piuttosto inquietante.
  • a conferma di questo, le incredibili risposte di alcuni parlamentari del Pd alle domande della minoranza. “Anche Bersani aveva scritto agli italiani all’estero”, hanno detto col tono di chi ti ha proprio preso in castagna. E ci mancherebbe: era il 2013, era il segretario del Pd, era candidato premier. Da dove viene questa inaudita incapacità non dico di rispondere a una critica con serenità, ma almeno di cogliere il punto della critica?

Qualche domanda sulla lettera di Renzi agli italiani all’estero

Riepilogando:

  • alle 17 e 07 di ieri un’agenzia riferisce che il ministro Boschi, incontrando i comitati Basta un sì all’estero, ha annunciato l’imminente arrivo ai 4 milioni di nostri connazionali con diritto di voto fuori dall’Italia, “contemporaneamente alla scheda elettorale. Ma non insieme fisicamente, precisiamolo. Altrimenti scatta subito la polemica” di una lettera del presidente del consiglio agli italiani all’estero.
  • immediate le proteste degli esponenti del No. Gaetano Quaglieriello, sottolineando che il ministro ha alluso alla lettera durante un’iniziativa dei comitati del Sì e non ne ha parlato come di un testo dai contenuti istituzionali, si appella al ministro Gentiloni perché intervenga per ripristinare la parità di condizioni in campagna elettorale.
  • all’ora di cena le agenzie riportano la sintesi di alcuni passaggi della lettera, spiegando che essa contiene le istruzioni su come votare ma anche le considerazioni del premier sul fatto che (cito Agi) “l’Italia goda di un grande rispetto internazionale anche per la stabilità che ha raggiunto” finendo poi per illustrare (sempre Agi) “le ragioni per cui votare Sì”.
  • Enrico Mentana durante il tg di La7 stigmatizza duramente l’iniziativa dicendo che così si falsa il referendum.
  • alle 22 l’ufficio stampa del Pd parla di “polemiche strumentali, pretestuose e del tutto infondate” in quanto “la lettera del segretario Matteo Renzi agli italiani all’estero è un’iniziativa elettorale del Pd, sostenuta interamente dal punto di vista economico dal partito stesso”.

Mi chiedo:

  • se questa versione dei fatti possa essere ritenuta accettabile.
  • se il Pd possieda e disponga di 4 milioni di indirizzi di italiani all’estero.
  • se tale indirizzario sia pubblico e a disposizione di chiunque intenda “sostenere economicamente” l’invio di materiale elettorale.
  • se la lettera si presenta come comunicazione istituzionale o come propaganda elettorale.

Post scriptum: riporto qui quanto risponde a domanda il mio amico Walter, dal Brasile. Gli unici che hanno i nostri indirizzi sono i consolati attraverso l’AIRE (associazione italiana residenti all’estero) quindi l’unica maniera di sapere dove abito è usando i servizi dello stato italiano… Quindi non potrà mai essere una iniziativa de PD perché il PD non ha il mio indirizzo… E se mi manda una lettera lo denuncio per violazione della privacy visto che non c’è scritto da nessuna parte che iscrivendomi all’AIRE avrei ricevuto propaganda politica”.

Post post scriptum: la faccenda non viene ritenuta rilevante praticamente da nessun giornale italiano, a parte il Fatto quotidiano.

Aggiornamento: qualcuno mi ha risposto in privato che gli indirizzi sono a disposizione del comitato del Sì e del No (che non esiste però, mi pare, come soggetto istituzionale). Mi spiace, ma non è una risposta accettabile. Se la lettera è del comitato del Sì, perché la firma Matteo Renzi? Lui non ne fa parte. Se a scrivere è Matteo Renzi, la lettera è del governo o è del Pd. Non si scappa. (Mi chiedo poi come faccia il comitato del Sì a sapere quando il governo spedisce le schede elettorali, in modo che la lettera e la scheda arrivino “contemporaneamente”, come dice il ministro Boschi. Prodigioso, no?)