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La costruzione di un partito

Volevo scrivere un post su perché domenica vado a votare e voto Pd, nonostante tutto. Nonostante il cuore gonfio e la sfiducia, e la malinconia. Nonostante i dubbi sul futuro, nonostante il molto che non mi piace nel presente. Poi ho provato a pensare alle parole che volevo usare, e quelle che mi sono venute in mente sono queste:

Voterò Pd per rispetto di me stessa e delle cose in cui credo. Per amore del mio lavoro, del mio paese e della mia città. Voterò Pd per fiducia nel futuro, nella politica e nelle persone. Voterò al primo municipio di Roma per Tommaso Giuntella e Maria Paola Pennetta, amici veri, persone di valore e di passione sincera. Al comune purtroppo dovrò scegliere tra due meravigliose donne, Michela Di Biase e Giulia Tempesta, giovani, capaci, generose e piene di passione. Voterò Ignazio Marino sindaco, anche se devo confessarvi che avrei voglia, con amicizia e con stima, di dirgli una cosa: “Ignazio, dai retta: non è Roma. E’ politica”.

E insomma avete capito, voto Pd come se dietro l’orizzonte ci fosse ancora cielo. E sì: se un giorno di questi deve crollare tutto, che almeno ci crolli addosso. Sono sparite le nuvole. Vado a piazza San Giovanni, e spero di incontrarvi là.

Soddisfazioni

Pizzarotti chiede il congresso del movimento 5 stelle dopo il fuorionda di Favia e la rivolta della rete sul ruolo di Casaleggio. Pierferdinando Casini toglie il suo nome dal simbolo dell’Udc. Due notizie molto diverse, per carità, ma insieme mettono di buonumore. Aver scommesso su un partito, sulla fine della personalizzazione esasperata e su una scelta democratica e popolare, aver detto che con la democrazia non si gioca, averlo fatto prima degli altri, aver contrastato leader finti o per procura o proprietari del loro movimento, aver sopportato con pazienza tante lezioncine in materia degli innovatori entusiasti delle americanate e della politica fatta solo sul web, aver portato pazienza quando ti spiegavano che il tuo leader era debole, che non capisci niente di comunicazione e non sapevi stare sulla rete, a qualcosa è servito. Forse. Mica perché qualcuno ce lo riconoscerà eh. Mica perché smetteranno. Ma perché Chiaragione ha ragione.